TITOLO
PRIMAVERILE ROMANA 2010 - sacro contemporaneo
   
TESTO

Quando Carmine Siniscalco, in questa stessa pubblicazione, sottolinea il valore del “fare arte” comprendendo tradizione, classicità, modernità, ricapitola il pensiero estetico italiano consolidatosi attraverso i secoli in una miriade di opere di soggetto religioso. Questa sequenza, infatti, non promuove schematizzazioni prassistiche, ma dischiude l’orizzonte alle suggestioni della forma, in cui risiede la bellezza dell’opera d’arte, frutto di riflessione spirituale e di libertà da pregiudizi gnoseologici e da facili reificazioni. È così che la sublime “finzione artistica” incontra la realtà nel segno della bellezza, che scaturisce non dal disimpegno morale, ma dalla consapevolezza che le identità etiche, sublimate dall’arte, possono condividersi in ogni tempo nel libero gioco dei simboli.
Difficilmente, un’estetica del brutto, del grottesco, dell’osceno potrà restituire serenità ad un’epoca decadente come l’attuale; in realtà, nei momenti storici di più accentuata deriva morale, proprio l’arte ha difeso la bellezza come metron di civiltà.
Dopo il congedo dell’arte dal pensiero della trascendenza, avviato in nome del nesso sensibilità-morale dalla speculazione illuministica, le poetiche novecentesche si sono spesso orientate verso prodotti estetici effimeri e grottescamente ridondanti, comprensibili (gli illuministi non lo avrebbero voluto!) per lo più a ristrette élites intellettuali. E questo, tuttavia, non ha contribuito ad arginare il dilagare di violenza e volgarità, affermatesi progressivamente come misure del vivere quotidiano. In tale contesto esteticamente ed eticamente sottrattivo, questa iniziativa di A.R.G.A.M di presentare una mostra di opere d’arte, figurative e non, ispirate ad un soggetto sacro, di artisti in formazione, giovani, affermati ed anche ormai solidamente storicizzati riempie con grande originalità ed ammirevole coraggio un vuoto di cultura determinato da numerosi pregiudizi; l’iniziativa, infatti, mette criticamente a confronto passato e presente alla riscoperta della bellezza dei valori dello spirito che Pareyson vedeva realizzarsi nella prassi di una permanente formatività.
Se nel nostro tempo, consumismo, relativismo e agnosticismo speculativo hanno vaporizzato l’idea di spiritualità e di sentimento religioso, questa mostra offre un contributo fondamentale a chi voglia riscoprire la bellezza prodotta dall’arte, la quale, per dirla con Heidegger, apre nuovi mondi e pone in essere la verità che salva dal nulla.


VITALIANO TIBERIA
Presidente della Pontificia Insigne Accademia
di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon.

   
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