TESTO |
Quando Carmine Siniscalco,
in questa stessa pubblicazione, sottolinea il valore del “fare
arte” comprendendo tradizione, classicità, modernità,
ricapitola il pensiero estetico italiano consolidatosi attraverso
i secoli in una miriade di opere di soggetto religioso. Questa
sequenza, infatti, non promuove schematizzazioni prassistiche,
ma dischiude l’orizzonte alle suggestioni della forma,
in cui risiede la bellezza dell’opera d’arte,
frutto di riflessione spirituale e di libertà da pregiudizi
gnoseologici e da facili reificazioni. È così
che la sublime “finzione artistica” incontra la
realtà nel segno della bellezza, che scaturisce non
dal disimpegno morale, ma dalla consapevolezza che le identità
etiche, sublimate dall’arte, possono condividersi in
ogni tempo nel libero gioco dei simboli.
Difficilmente, un’estetica del brutto, del grottesco,
dell’osceno potrà restituire serenità
ad un’epoca decadente come l’attuale; in realtà,
nei momenti storici di più accentuata deriva morale,
proprio l’arte ha difeso la bellezza come metron di
civiltà.
Dopo il congedo dell’arte dal pensiero della trascendenza,
avviato in nome del nesso sensibilità-morale dalla
speculazione illuministica, le poetiche novecentesche si sono
spesso orientate verso prodotti estetici effimeri e grottescamente
ridondanti, comprensibili (gli illuministi non lo avrebbero
voluto!) per lo più a ristrette élites intellettuali.
E questo, tuttavia, non ha contribuito ad arginare il dilagare
di violenza e volgarità, affermatesi progressivamente
come misure del vivere quotidiano. In tale contesto esteticamente
ed eticamente sottrattivo, questa iniziativa di A.R.G.A.M
di presentare una mostra di opere d’arte, figurative
e non, ispirate ad un soggetto sacro, di artisti in formazione,
giovani, affermati ed anche ormai solidamente storicizzati
riempie con grande originalità ed ammirevole coraggio
un vuoto di cultura determinato da numerosi pregiudizi; l’iniziativa,
infatti, mette criticamente a confronto passato e presente
alla riscoperta della bellezza dei valori dello spirito che
Pareyson vedeva realizzarsi nella prassi di una permanente
formatività.
Se nel nostro tempo, consumismo, relativismo e agnosticismo
speculativo hanno vaporizzato l’idea di spiritualità
e di sentimento religioso, questa mostra offre un contributo
fondamentale a chi voglia riscoprire la bellezza prodotta
dall’arte, la quale, per dirla con Heidegger, apre nuovi
mondi e pone in essere la verità che salva dal nulla.
VITALIANO TIBERIA
Presidente della Pontificia Insigne Accademia
di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon.
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