ARTI VISIVE E MUSICA
PITTURA E FOTOGRAFIA (SEGNO E SCATTO)
RASSEGNA FINALISTI E VINCITORI
PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI 2008
ARTI VISIVE E MUSICA
GALLERIE A.R.G.A.M.
20 MAGGIO – 20 GIUGNO 2009
PITTURA E FOTOGRAFIA (SEGNO E SCATTO)
MUSEO VENANZO CROCETTI
12 MAGGIO – 6 GIUGNO 2009
RASSEGNA FINALISTI E VINCITORI
PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI 2008
MUSEO VENANZO CROCETTI
10 -29 GIUGNO 2009
Invitato a scrivere poche righe per questa
diciassettesima edizione della PRIMAVERILE A.R.G.A.M.,
organizzata dall’Associazione Romana Gallerie d’Arte
Moderna che si concreta, a partire dal 12 maggio, negli
spazi di diciannove gallerie romane e nello spazio museale
del Museo Venanzo Crocetti, desidero augurare alla manifestazione
il successo annunziato, destinato a rinnovare quello degli
anni precedenti. L’iniziativa A.R.G.A.M. ha nelle
scorse sedici edizioni affrontato ogni anno un tema diverso,
asse portante della PRIMAVERILE, ed il tema attuale –
ARTI VISIVE E MUSICA – appare particolarmente interessante
e stimolante in quanto coinvolge talenti diversi e può
essere trattato visivamente e concettualmente. Mi interessa
sottolineare l’importanza di una iniziativa che
negli ultimi cinque anni si è particolarmente prodigata
per la promozione dell’arte giovane ed emergente
presentando sempre in una sua sezione le opere dei finalisti
e vincitori del PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI indetto dal
Ministero dell’Istruzione, dell’Università
e della Ricerca che non avrebbero altrimenti avuto visibilità
alcuna a Roma.
Auguro ogni successo alla manifestazione, con la speranza
che continui nei prossimi anni.
SANDRO BONDI Ministro per i Beni e le Attività
Culturali
In un paese come l'Italia,così ricco di capolavori
e di beni artistici, le Accademie di Belle Arti ri vestono
nel sistema dell' alta formazione un ruolo irrinunciabile.
Infatti la peculiarità dell'insegnamento artistico
poggia sull' acquisizione di competenze teorico critiche
e di cultura tecnica di laboratorio, che camminano su
due binari: uno legato agli schemi e ai codici della tradizione,
l'altro, quello dell'innovazione, più sensibile
alla richiesta da parte del mondo del lavoro di nuove
professionalità creative.
In particolare oggi, oggi, l'attenzione alla cultura visiva,
considerata centrale per comprendere la trasversalità
dei processi culturali propri della contemporaneità,
costituisce per le Accademie un'importante occasione per
rilanciare un proprio ruolo specifico e altamente strategico
nell'ambito della formazione di specialisti nell' analisi
e nella produzione artistica.
Le Accademie, quindi, in coerenza con le loro tradizioni
e la finalità formativa, diventano depositarie
di un'esperienza unica, quella dell'espressione artistica,
della valutazione della qualità formale e dei materiali
che ne formano i linguaggi e i codici, imprescindibile
complemento ed ausilio della cultura in perpetua evoluzione.
E proprio per sottilineare la forza e la viviacità
di questo mondo, il Ministro dell' istruzione, dell'università
e della ricerca ha promosso la VI edizione del Premio
Nazionale delle Arti, la più importante rassegna
giovanile di arte contemporanea.
Com'è ormai consuetudine, frutto della preziosa
collaborazione con l'Associazione romana delle gallerie
d'arte moderna, dal 10 al 29 giugno 2009, presso il Museo
Venanzo Crocetti a Roma, saranno ospitate le opere dei
finalisti e vincitori del concorso, contribuendo a rinnovare
una felice partecipazione delle Accademie alla "Primaverile
A.R.G.A.M." che quest'anno tocca il tema dei rapporti
tra "arti visive e musica".
Nel ringraziare l' A.R.G.A.M. di avere nei fatti sempre
dimostrato lungimiranza nelle politiche di valorizzazine
di giovani artisti, ci auguriamo che queste poche oppurtinità
rimaste di mettere in luce e far emergere la creatività,
il talento, la tensione innovativae di ricerca, nonchè
la sensibilità di tutta una generazione, non venga
meno.
Ciò ci renderebbe tutti più poveri.
Giorgio Bruno Civello Direttore per l'alta formazione
artistica, musicale e coreutica
DICIASSETTE………………………………..E
SI CHIUDE !?
Diciassette. Numero fatidico. Avremmo dovuto saltare questa
diciassettesima edizione della PRIMAVERILE, come in alcuni
alberghi saltano le camere o il piano incriminati, tanto
più che ad oggi, fine marzo, preparo queste righe
di introduzione alla nostra ormai vetusta iniziativa A.R.G.A.M.
senza ancora sapere se l’Assessorato alle Politiche
Culturali sarà quest’anno o meno in grado
di assicurare all’Associazione quel parziale contributo
che ad ogni modo ci ha permesso negli ultimi anni di portare
a termine la nostra iniziativa. In ogni caso abbiamo deciso
di non staccare la spina e di realizzare anche quest’anno,
benchè agonizzanti, la nostra PRIMAVERILE A.R.G.A.M.,
di potenziarla anzi, in pieno delirio, articolandola in
tre sezioni che comportano un impegno maggiore di quello
degli scorsi anni.
La PRIMAVERILE propriamente detta, quella che si svolge
nelle sedi delle gallerie A.R.G.A.M. con la consueta formula
di un unico invito ed un unico catalogo, è quest’anno
legata al tema : ARTI VISIVE E MUSICA , con personali
o collettive ispirate, visivamente o concettualmente,
alla musica, e avrà la durata di un mese, dal 20
maggio al 20 giugno, con un’esposizione della durata
di un mese o due di 15 giorni ciascuna, la seconda non
necessariamente legata al tema musica ma egualmente inclusa
nel programma della PRIMAVERILE.
ARTI VISIVE E MUSICA è preceduta da un’esposizione
realizzata dall’A.R.G.A.M. in quanto Associazione,
su un progetto della storica d’arte Ida Mitrano
che ne è stata la curatrice: PITTURA E FOTOGRAFIA
(SEGNO E SCATTO), con inaugurazione il 12 maggio al Museo
Venanzo Crocetti. L’esposizione, suddivisa in tre
sezioni: RITRATTO, PAESAGGIO, ARCHITETTURE, presenta 34
artisti, 17 pittori e 17 fotografi, che hanno affrontato
lo stesso tema con i due diversi mezzi di espressione.
La terza sezione è destinata, come nelle scorse
quattro edizioni, a promuovere l’arte “giovane”,
presentando una selezione di artisti emergenti: i finalisti
e vincitori del PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI 2008, indetto
dalla Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica
Musicale e Coreutica del Ministero dell’Università
e della Ricerca (MUR) . Nella PRIMAVERILE 2009 le opere
di questi giovani artisti sono la prima volta esposte
in un’unica sede, il Museo Venanzo Crocetti, fino
al 29 giugno, a partire dal 10 giugno, a seguire la mostra
PITTURA E FOTOGRAFIA. Nel corso delle mostre al Museo
Venanzo Crocetti saranno organizzati altri eventi culturali,
quali conferenze e piccoli concerti.
L’Associazione ha voluto che la PRIMAVERILE avesse
luogo anche quest’anno, e su scala più ampia,
nonostante la crisi, le difficoltà organizzative,
la defezione di alcune gallerie, la chiusura di altre,
per una ragione che è forse quella che maggiormente
ha motivato il mio impegno personale e quello dei miei
collaboratori: ricordare due persone a noi tutti molto
care, due amici, due intellettuali, due uomini di valore
che noi, l’Associazione, la cultura in Italia abbiamo
perso a breve distanza l’uno dall’altro: EDOLO
MASCI, artista e collezionista, mancato dopo un lungo
periodo di malattia, e DOMENICO GUZZI, critico d’arte
e studioso, improvvisamente e prematuramente sottratto
all’affetto dei suoi cari e al nostro. Ed è
nostro desiderio ricordarli in questa occasione, nel contesto
del loro apporto al mondo della cultura: Edolo Masci con
una personale che risponde in pieno al tema della PRIMAVERILE
2009, curata dalla sua compagna di vita e collaboratrice,
la storica d’arte Sissi Aslan, e Domenico Guzzi
con un suo testo, VANILOQUIO; che la moglie, l’amica
Tiziana, ha cercato tra i suoi inediti e ci ha affidato,
dandoci la possibilità di poterlo ancora annoverare
tra gli autori del nostro catalogo proponendone un saggio
che potremmo considerare il suo testamento spirituale.
Questo testo di presentazione rischia di divenire un
work in progress. L’Assessore alle Politiche Culturali
Umberto Croppi, augurandoci ogni bene e successo, ci informa
in data 23 marzo di non avere fondi a disposizione se
non per le iniziative di carattere istituzionale. Gli
crediamo sulla parola, lo ringraziamo e ricambiamo gli
auguri. Non credo vi saranno in futuro altre PRIMAVERILI
dal momento che ne viene ignorato il ruolo ricoperto nel
contesto del panorama dell’arte a Roma, in specie
nell’interesse degli artisti emergenti, dei quali
nei quartieri alti si fa un bel parlare senza proposte
precise e risultati concreti. A suggellare questa ultima
PRIMAVERILE, abbiamo chiesto al Ministro dei Beni e delle
Attività Culturali Sandro Bondi ed al Sindaco Gianni
Alemanno un breve testo da pubblicare in catalogo. Al
momento non sappiamo se questo nostro desiderio sarà
o meno esaudito. Lo speriamo, per chiudere, come si suol
dire, in bellezza.
CARMINE SINISCALCO, aprile 2009
VANILOQUIO DOMENICO GUZZI
In fondo c’era da aspettarselo, e chi s’indigna
(o finge), e chi sbraita (o finge), non fa che esercizio
di ipocrisia. La grande comunicazione, la comunicazione
immediata tra una parte e l’altra del mondo, doveva
inevitabilmente condurre ad una omologazione dei linguaggi
dell’arte. A qualsiasi meridiano o parallelo non
si pratica che la medesima esperienza, mutando solo talune
modalità tematiche. Ma la griglia è quella.
Così tutti sono artisti. E nessuno si chiede più
che cosa sia l’arte. Siamo invasi da una serie di
azioni, fotomontaggi, fotografie, video. E quel che un
tempo, e tutt’ora, era la pittura e la scultura
fa una strana impressione se inserita, quando lo è,
in taluni contesti. Oggi, diciamolo, è sufficiente
avere una mezza idea per finire con l’essere idolatrati
quali punte emergenti. E se la mezza idea si fa comune
ad una folla di artisti, la folla viene anch’essa
idolatrata, e senza alcuna differenza viene a trovarsi
in contesti cui, un tempo, sarebbe rimasta fuori dalla
porta. Ma è il progresso, e innanzi ad esso nessuno
ha intenzione di fare brutta figura; nessuno potrebbe
azzardarsi ad opporre una voce contraria, se non a rischio
d’esser tagliato fuori dalla società culturale.
Ora, che non tutti fossero pittori e scultori è
certamente rispondente al vero. E il discorso vale per
il passato quanto per il presente. Non tutti di quanti
hanno avuto una propria eco avrebbero dovuto e potuto
averla. Ma tant’è, son stati giudicati tali.
Con metri a volte non idonei al giudizio estetico. Solo
che a questo se ne sono aggiunti altri che hanno, da par
loro, modificato propriamente il giudizio. Per di più
tendendo ad una giustificazione di tutto quanto si andava
facendo e proponendo. Ed hanno costituito il grimaldello
per giungere ad altro. Il che ha reso il territorio dell’arte
assai promiscuo e certo non più rispondente ad
una serie di valori e considerazioni che lo tenevano.
Quando, ad esempio, si giunse alla performance -e si sta
parlando, oramai, di decine d’anni or sono- pochi
si accorsero che quell’esperienza aveva nulla in
comune con quanto per arte visiva si era inteso, e s’intendeva.
Nessuno si accorse (o finse) che si trattava di un qualcosa
che aveva più strette parentele, ad esempio, con
la teatralità e, dunque, poteva e doveva venir
giudicata con quei metodi. Che, occupando uno spazio,
fondandosi sull’azione o sulla non-azione, non poteva
esser pari ad una cert’idea che si aveva dell’arte.
Ma andò benissimo. La società culturale
si sbracciò tirandosi i capelli dall’emozione
e dalla gioia. Era pressoché l’inizio di
un processo inarrestabile che non poteva non condurre
al punto in cui siamo. E’ avanguardia, si disse.
Benissimo. Non può negarsi l’avanguardia.
Ma questa è punta avanzata, se dilaga si chiama
accademia. A meno di non possedere tali doti inventive
da tener tutto sul filo, sempre, d’una grande creatività.
D’una qualitativa novità costante. Ora, sembrerebbe
che di qualitativa novità nel senso stretto della
parola non possa discorrersi. Se per novità vogliamo
intendere i termini di un linguaggio. Il quale, è
pur sempre lo stesso.
Vengono, oltretutto, a disperdesi le peculiarità
della critica. Questa, in rapporto a quella “fotografica”,
ad esempio, non può che avere mezzi diversi di
lettura e di considerazione. Dunque, aboliamo la critica
d’arte. Questa, è vero tradizionalmente intesa,
non ha più ragione d’essere, se esiste una
critica fotografica e di videoarte. Ora, non avendo le
chiavi di quello specifico, e considerando quanto sempre
più viene a proporsi alla ribalta di grandi mostre,
si direbbe che nelle fotografie e nei video occorre, come
in qualsiasi altro specifico, una tecnica. Esiste ancora
una tecnica fotografica? O è sufficiente un’idea
al di là dei modi in cui essa si propone? Ecco,
si crede che parte dei problemi possano ruotare attorno
a tale interrogativo. Così come, per anni, si è
pur discusso di tecnica pittorica. Vale una foto o un
video concretati in modo dissonante rispetto ad una qualità
di immagine? Forse sì, se il dilagare di queste
soluzioni ne dà conferma.
Certo che occorreva diffidare di certa oscurità
del linguaggio critico. Il quale, non appianando i ragionamenti,
si proponeva in maniera criptica, e sempre più
oscura. Modo che poteva anche lasciar supporre una mancanza
di idee chiare pur in quanti scrivevano. Ma anche, e soprattutto,
lasciavano supporre certa difficoltà nella resa
delle giustificazioni. L’oscurità del linguaggio,
il quale trovava inoltre parentele in linguaggi di specifici
paralleli, era dunque testimonianza di un disagio. Ma
quanti se ne accorsero? Al di là di certa cortina
fumogena di parole difficili e poco praticate poteva scorgersi
non solo la difficoltà di un pensiero critico,
ma la difficoltà a trovar giustificazioni plausibili
per ogni evento che si andava proponendo. E’ chiaro,
ogni disciplina ha il suo linguaggio. Ma ogni termine
ha il suo sinonimo. C’è stata, forse, anche
da parte della critica, la voglia di sembrare intelligentemente
innovativa, aggiornata, al passo con i tempi. E, a volte,
in anticipo sui tempi. Sino all’intesa d’una
cosiddetta critica creativa. Che ha tentato, riuscendoci
a volte, a surclassare la stessa arte. Ora, s’intende,
il critico non è un personaggio subalterno. Non
foss’altro che per esser uno scrittore, a volte
con un proprio stile, il critico è artista anch’egli.
E, per di più, con capacità di cogliere
laddove non tutti giungono a cogliere. Ciò ne fa
un personaggio quanto meno alla pari con l’artista.
Ma se al critico si toglie l’oggetto della sua analisi
(l’opera), il critico non è più tale;
diviene un filosofo. Un ragionatore in astratto (sull’arte).
Il che è ovvio che non sia per nulla un male ma,
allora, mutiamo la parola.
C’è da essere alquanto perplessi (se non
proprio indignati) di fronte a certe grandi mostre che
ostentano i termini d’una avanguardia permanente
e, in pari tempo, presentano due o tre grandi nomi di
un’arte “tradizionale” sottintendendo
che essi e solo essi sono degni d’esser presenti.
E pur sottintendendo -ciò è ancor peggio-
una loro parità accanto a sperimentatori d’accatto.
Non si possono creare confusioni. Le cose vanno tenute
separate, perché possano, alla fine, essere comprese.
Perché le fonti della pittura non sono mai pari
a quelle di altri linguaggi e, dunque, si tratta di entità
imparagonabili. Tuttavia c’è un qualcosa
di maggiormente perverso. Presentando solo un paio di
nomi di pittori storici, tra loro differenti e di pari
dignità, in un contesto ad essi assolutamente estraneo,
si tende a dimostrare la fine inevitabile di un’esperienza,
e l’ufficiale affermazione di un’altra. C’è,
dunque, un “disegno” che si propone. Ed è
chiaro che se ciò accade in contesti celebrati
non può che sottintendersene la positività.
Come se in tutto il mondo -e francamente rifiutiamo una
tale ipotesi- non si facesse null’altro di positivo
se non opere di cosiddetta avanguardia. Alla fine si esce
annoiati. E quel che è peggio è che, a volte,
può uscirsi con l’idea della propria inutilità.
Che si è, per anni, creduto e lavorato sull’onda
di taluni valori i quali, ad un certo punto, sono stati
dichiarati superati. E se non si ha la capacità
di tenersi al passo, si è fuori. Ora c’è
da chiedersi se valga o meno la pena d’essere dentro
o fuori. Esser dentro equivale assoggettarsi a presupposti
nei quali non si crede più di tanto. Ma esser fuori
equivale ad una sorta di iattura peggiore. Non sei. O,
meglio, ti fanno credere di non essere.
DICEMBRE 2008